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MA LA BIBBIA DICE LA VERITA'?
Il testo della Bibbia non è quasi mai evidente per sé, ma va spiegato e interpretato. Imparare a leggere un testo significa, tra l'altro, saper porre
ad esso le domande giuste perché ogni testo scritto è una «risposta»; ma non a qualsiasi domanda.
Ma la Bibbia dice la verità?
Per porre alla Bibbia le domande giuste, si deve conoscere qual è la verità che essa intende comunicare. La Bibbia non dice tutte le verità possibili e immaginabili. Essa testimonia l'esperienza storica di Dio, cioè dell’uomo che incontra Dio e di Dio che si manifesta all’uomo. Perciò la verità della Bibbia è quella che riguarda il rapporto dell'uomo con Dio, la «salvezza» o comunicazione di Sé che Dio vuole per gli uomini.
Di conseguenza, si sbaglierebbe se si cercassero nella Bibbia
le verità scientifiche circa gli animali, le piante, gli astri ecc.
La Bibbia non è né un libro di scienza, né un manuale di sto-
ria, né un libro di filosofia. I cristiani credono che tutta la Bibbia dica la verità, ma non che tutte le verità sono contenute nella Bibbia! Tutta la Bibbia è vera, ma dal punto di vista dell'esperienza umana di Dio.
Comprendiamo allora come la Bibbia narri anche gli errori, le meschinità e le crudeltà, la violenza e l'egoismo dell'uomo che fallisce nella sua esperienza storica. In questo senso, la Bibbia non è un libro sempre «edificante», fatto di esempi di uomini tutti buoni, generosi, santi.
(fonte Giovani e Cultura Religiosa,La Scuola, Brescia)
VADE UT PLURA DISCAS
Let's see who, how, where and when
La storicità dei Vangeli - Da Gesù ai Vangeli
Le fonti
Non possediamo i testi autografi, ossia la prima stesura manoscritta fatta dai rispettivi autori, a causa del particolare materiale utilizzato il papiro. Il materiale si divide in Codici, Papiri e Citazioni. Codici, papiri e citazioni costituiscono le “fonti” dei Vangeli
Codici
Materiale: Pergamena;
Intervallo dalla data di composizione dei vangeli: circa 300 anni;
Papiri
Materiale: corteccia dell’albero di papiro;
Intervallo dalla data di composizione dei vangeli: fino a pochi decenni dall’originale;
Citazioni – traduzioni
Materiale: vario, esse si trovano negli antichi scritti cristiani e nei testi liturgici dei primi secoli;
Intervallo dalla data di composizione dei Vangeli: da poco più di 100 a 200 anni.
Quantita’ delle fonti: Codici, 212 scritti in lettere maiuscole, 2699 in lettere minuscole; Papiri, 63; Citazioni,1618, per un totale di 4592 manoscritti.
Nonostante tanta abbondanza di materiale, il testo è sostanzialmente costante, ossia IDENTICO. Le numerose varianti (circa 150.000) sono dovute a ERRORI DI SCRITTURA, DIFFERENZE GRAMMATICALI, INVERSIONI DI PAROLE
La forza delle fonti evangeliche è ancora più evidente quando si confrontano con quelle dei classici greci e romani, sia per l’antichità che per l’abbondanza non reggono affatto il confronto.
Per OMERO abbiamo 70 papiri e 100 codici. Il più antico risale al III sec. a.C., cioè a 5-6 secoli di distanza dall’epoca di origine dell’opera;mentre al IX sec. risale il codice più antico, cioè a circa 2000 anni dalla composizione dell’opera. Per PLATONE abbiamo 11 codici, il più antico è del sec. IX. Per SOFOCLE 1 solo codice. Per TACITO (Annali e Storia) 2 manoscritti del IX e X secolo. Per EURIPIDE abbiamo 30 papiri (dal I al VI sec.) e 12 codici (dal V al XV sec.). Spazio di tempo tra i manoscritti e l’autografo: VANGELI: da meno di 100 a max. 250 anni; PLATONE: 1.300 anni; VIRGILIO: minimo 400 anni; TERENZIO:700 anni; CESARE:900 anni; CORNELIO NEPOTE: 1200 anni; TUCIDIDE: 1300 anni; SOFOCLE ED EURIPIDE: 1400 anni; ESCHILO: 1500 anni.
Per nessuna opera classica abbiamo documenti così antichi come per i Vangeli e per il Nuovo Testamento. Se si ammette l’integrità delle opere classiche, bisogna allora ammettere anche e soprattutto l’integrità per i Vangeli.
Where?
ROUTES IN PROGRESS
But who Jesus really was
Gli storici parlano di Gesù
Uno storico giudeo, Giuseppe Flavio.
“Per i giudei della Palestina o della Diaspora, che non accolsero il vangelo, Gesù poté apparire un personaggio affascinante ma resistettero a questo fascino perché Gesù aveva avuto un triplice torto: aveva insegnato mettendo avanti la sua autorità e, opponendosi alla «tradizione degli anziani», aveva avanzato pretese blasfeme che gli avevano valso la condanna a morte ed infine aveva fondato una setta messa al bando dalle autorità del giudaismo. La sua morte avrebbe seppellito nel silenzio tutte le sue velleità, se la «setta» cristiana non fosse divenuta Chiesa raccogliendo adepti tra i pagani.
Lo storico Giuseppe Flavio, nelle sue Antichità giudaiche inserisce il seguente brano: In quell'epoca visse Gesù, uomo eccezionale (seppure si deve chiamarlo uomo). Compiva infatti cose prodigiose. Maestro di persone che erano tutte disposte ad accogliere le dottrine di buona qualità, guadagnò parecchia gente tra i giudei ed anche tra i greci (questi era il Cristo). Quando, per la denuncia dei nostri notabili, Pilato l'ebbe condannato alla croce, coloro che fin dal principio gli avevano dato il loro affetto non cessarono di amarlo, poiché era loro apparso il terzo giorno, vivo di nuovo, come i divini profeti avevano dichiarato, assieme a mille altre meraviglie sul suo conto. E fino ad ora non si è estinta la razza di coloro che a causa sua si chiamano "cristiani”.
Uno storico pagano. Tacito Per il cittadino romano, la tragica avventura del giovane Rabbi di Galilea non poteva essere altro che un fatto, un po' singolare, avvenuto in una oscura provincia dell'impero, e sarebbe stato assolutamente ignorato per sempre se da quell'avventura non fosse scaturito il cristianesimo. E in realtà questo è quanto di essa ci riferisce Tacito. Tacito nei suoi Annali, scritti prima del 117, narra l'incendio di Roma avvenuto al tempo di Nerone nel 64. A questo proposito scrive che Nerone, accusato dalla voce popolare di aver provocato quell'incendio, riuscì a rivolgere contro i cristiani l'irritazione suscitata tra il popolo.
"Avendo additato come responsabili coloro che il volgo che li odiava per i loro crimini chiamava cristiani, li punì con supplizi di inaudita raffinatezza.
Il nome di questi cristiani deriva da Cristo che al tempo di Tiberio venne condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato. Questa detestabile superstizione, repressa per breve tempo, rispuntò nuovamente, non soltanto in Giudea dove era sorta, ma persino a Roma, la città in cui confluiscono e trovano aderenti tutte le atrocità e tutte le vergogne del mondo intero". (Annali XV, 44).
(P. GRELOT, Introduzione alla Bibbia, Paoline Roma 1978, pp. 406.419-420)