
EVERYBODY, BEFORE OR AFTER, HAVE TO PASS. ABOUT US, WE PACEFULLY GO


“Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera”.
(P. Neruda)
Primavera
Se ascolti il mio cuore
ti accorgi che è primavera:
per me, per te, per tutti
il sole è più forte,
il cielo è più chiaro
la sera è più dolce.
Nel prato, tra l’erbetta,
è spuntata una violetta;
tra le bianche nuvolette
le rondini fanno piroette.
Oggi è proprio una gran festa,
tutto il mondo si ridesta!
G. Rodari
La primavera aveva un significato profondo per molti popoli antichi: non si trattava di un mero cambio di stagione, ma di un vero e proprio simbolo di rinascita, di fertilità e ripresa della vita, di rinnovamento dell'esistenza. Dopo i rigori e i sacrifici dell’inverno, non di rado associato all'estinzione o al sonno della natura, il ritorno della luce e del calore era visto come qualcosa di sacro. Riprendeva la vita e la possibilità di condurla in maniera più agevole. Spesso alla primavera erano associate feste, riti, ringraziamenti e propositi. La madre di tutte le feste di primavera è diventata, più o meno di 4.000 anni fa, la pasqua, o pesah, o Pasqua. Siamo grati, a un Dio, ai cicli dell'esistenza, alle circostanze, per l'arrivo di questa stagione. Nella religione ebraica deriva dalla Pesach, che ricorda la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù in Egitto: il “passaggio” (in ebraico pesach) dalla schiavitù alla libertà.
Nel cristianesimo, la Pasqua celebra la resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta tre giorni dopo la crocifissione. È il momento centrale della fede cristiana, simbolo di vittoria sulla morte e di rinascita spirituale.
La data è mobile perché viene fissata in base al calendario lunare: cade la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera.
In sintesi: la Pasqua è una festa di “passaggio” e rinascita, prima storicamente ebraica e poi reinterpretata nel cristianesimo come simbolo di vita nuova.
Agli amici della Pagina dedichiamo queste poche righe ed il profilo di un piccolo volatile, la Cinciarella campana, che allieta le giornate con la sua allegra presenza e con il suo canto. La Cinciarella è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia dei Paridi. Molto popolare in Italia. In Provincia di Salerno, e non solo, si trova in molte aree protette. Vive prevalentemente nei boschi collinari e pianeggianti, ma è anche un assiduo frequentatore di frutteti e giardini dove è possibile ammirarlo nelle sue acrobazie tra i rami, alla ricerca di cibo.
Evita gli spazi aperti per paura dei rapaci e se lo fa si innalza parecchio. E' un insettivoro. A partire da febbraio inizia l'accoppiamento. Ha la caratteristica mascherina sul volto, ama spesso giocherellare con gli altri esemplari e nidifica prevalentemente nelle cavità. E' ghiottissimo di insetti, e proprio per questo risulta di grande utilità nelle campagne e nei numerosi orti di Puglietta e della Campania. Anche se è stanziale nella nostra penisola, a lei va il nostro "ben ritrovata". Ben ritrovata primavera.

Mappa tratta da PICCOLO ATLANTE BIBLICO, di Tim Dowley, ELLE DI CI
Il gusto di andare alla ricerca
Ecco l'epilogo del Pesah (ma si può citare anche Pesach). Secondo il racconto biblico, l’ingresso nella Terra Promessa avviene attraverso il passaggio del fiume Giordano sotto la guida di Giosuè (Libro di Giosuè). Il primo grande centro conquistato dopo l’ingresso è Gerico. Israeliti attraversano il fiume Giordano in un punto di fronte a Gerico, quindi “all’altezza di Gerico”, vedi freccia di colore verde sulla mappa. L’accampamento israelita si trovava a Shittim (a est del Giordano), e dopo l’attraversamento si stabilirono a Ghilgal, che è appena a est/nord-est di Gerico. Da lì poi iniziano la conquista della città di Gerico.
Secondo il racconto biblico (soprattutto nel libro dei Numeri), gli Israeliti non furono “respinti” nel deserto di Zin durante la conquista della Terra Promessa. Piuttosto, il Deserto di Zin è una delle tappe del lungo viaggio nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto. In Kadesh-Barnea, vicino al deserto di Zin, avviene un episodio importante: gli esploratori inviati nella Terra Promessa tornano con un rapporto scoraggiante. Il popolo ha paura di entrare nella terra e si ribella. Per questo, secondo il Testo, Dio stabilisce che quella generazione non entrerà nella Terra Promessa. Di conseguenza, gli Israeliti vagano nel deserto per 40 anni, senza che vengano respinti militarmente nel deserto di Zin. Si tratta, più che altro, di una narrazione religiosa in cui il periodo nel deserto è visto come conseguenza anche della mancanza di fiducia nel proprio Dio e in chi da questi è deputato a condurne il popolo.